†*†GoThIc&CeLtIc FoRuM†*†

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Lilith, la donna che osò sfidare Dio, di Lady Alexandra
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Dannato Celeste
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Buon pomerggio a tutti/e. Mi chiamo Lady Alexandra ed attualmente sto lavorando al romanzo sui Borgia "Amor Sacrilego", un fantasy storico dove l'amore proibito di Cesare e Lucrezia ( i due fratelli del Rinascimento italiano) si scontra con angeli e demoni. Lilith è presente nella storia ed ho voluto dedicarle uno studio più approfondito. Ovviamente i dialoghi sono di pura invenzione.

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Lilith è l'origine della sensualità, della spudoratezza, il vortice rosso che inghiotte gli uomini traviandoli con brame voluttuose ed osceni baccanali.
Il suo nome deriva dalla parola assiro-babilonese Lilitu, che significa “spirito del vento” o dall'ebraico Lailah, identificabile con la parola notte. Due diverse simbologie che fanno di lei il gorgo di tutte le tempeste esistenti e la partoriente dei Demoni. Era anche conosciuta in Egitto come Nephtys mentre gli zingari della Transilvania la credevano nata dall’unione immortale di Arra, la Regina delle Fate buone, con il Re di un antico popolo, Locolico.
Secondo la mistica giudaica, ella fu la donna di Adamo, prima di Eva e i Vigilanti (o Vegliatori) furono angeli concepiti dal seme dello sposo e rigurgitati dal suo grembo. Leggende più insidiose, raccontano che Caino, il fratricida, sia stato addirittura uno dei suoi figli.
Lilith venne creata il quinto giorno, con polvere e argilla, l’identica mistura usata per modellare Adamo, ma alcuni testi narrano che le membra della creatura furono impastate da Dio usando il sudiciume della terra, la saliva e il sangue rilasciato dalle bestie. Si considerava uguale ad Adamo, Regina del proprio Re e quando egli cercò di unirsi carnalmente a lei, distendendola sotto il suo corpo, la donna chiese: "Perchè mi offendi? Io sono tua pari e non accetto che il mio uomo mi domini sempre dall'alto. Lasciati governare anche da me…" Adamo non seppe rispondere alla domanda di Lilith ma ribadì che il Creatore aveva dato a lui lo scettro della supremazia e che ogni cosa gli apparteneva di diritto. Animali, piante, insetti, volatili. Lui era Padrone di tutto, compreso della donna che Dio gli aveva messo al fianco. "Non posso accontentarti...altrimenti verrebbe rotto l'equilibrio imposto dal Padre mio. Tu sei sottomessa a me. Sono io che devo possederti. "
Quelle parole tuonarono nella mente di Lilith ed un oceano in burrasca travolse il suo animo. Gli occhi le s’indurirono, perdendo ogni traccia d’amore celeste, i canini masticarono il vero nome di Dio e i pacifici giardini dell’Eden udirono la prima bestemmia rivolta al loro Creatore. “Che tu sia maledetto, Adamo! Che tu sia maledetto e maledetti siano questi luoghi e colui che t’ha creato a sua immagine e somiglianza!” La bocca della donna si trasformò in una smorfia disgustosa, le pupille divennero rubini insanguinati e dalla schiena emersero due enormi ali di pipistrello.
Lilith s’innalzò verso il cielo e fuggì nel deserto, lasciando dietro di lei l’onda d’urto della sua ribellione.
Adamo si trovò nuovamente solo, in mezzo agli animali, frustrato dall’abbandono e pregò così tanto il Padre che Egli volle accontentarlo.
Tre angeli, Sanvi, Sansanvi e Semangelaf, partirono alla ricerca di Lilith con l’ordine di ricondurla dallo sposo. La trovarono nelle pianure incolte del mare arabico, dove le acque melmose richiamavano da secoli tutti gli spiriti malvagi esistenti nel mondo. “Torna dal tuo uomo. Torna a desiderare tuo marito. Il desiderio della donna è verso lo sposo maschio. Torna da lui! Ora!” La voce di Dio, risuona attraverso la bocca dei messaggeri, agita il fondale del Mar Rosso, terrorizza i demoni minori ma Lilith ormai non ha più bianche carni da mostrare, né sillabe gentili con cui implorare perdono al Signore. La creatura, vittima della lussuria e della depravazione, si era accoppiata sessualmente con i mostri del luogo, fra i quali l’orrido Djiim, originando nuove schiere demoniache.
I Lilim.
In un unico giorno, cento spiriti malvagi avevano ricevuto la vita dal grembo fertile di Lilith. “Dimenticatemi…voi e quell’inetto di Adamo ! Io appartengo a me stessa! Sopra di me, non v’è alcuno spirito…! Questo è il mio Regno! E questi sono i miei servi…!” Un nugolo di diavoli striscianti si muove intorno a lei, lingue ruvide leccano le sue caviglie, bocche peccaminose succhiano le sue ginocchia. Migliaia di mani le percorrono la schiena candida ed unghia arcuate stringono i tondi seni, provocando nella Creatura una vampata di calore ormonale. Lilith ride, pregusta i baci, succhia a sua volta ciò che a lei viene succhiato, urla di piacere nelle mascelle dei mostri. “ Si!!! Qui mi amano, mi rispettano, mi desiderano e mi implorano di comandare sui loro sessi…Ed io li bramo con eguale intensità…!”Gli Angeli, turbati dall’osceno spettacolo, tornarono in Paradiso e a capo chino dichiararono al Signore la loro sconfitta: “Il Deserto ribolle di strida vittoriose, di gole fameliche e di artigli abominevoli. Lilith s’è perduta…Rifiuta la Tua Corona. Rifiuta il Tuo Ordine...”Il pugno di Dio, allora, si sollevò in alto, così in alto da far breccia nel cielo. “Mai! Il mio Calcagno ha prodotto il frutto dalla Terra e il mio Calcagno distruggerà la sua terribile progenie! Andate, o valorosi guerrieri! Mattoni, acque, spazi…deserti…tronchi…! Pulite il suolo dalla lordura!”
E vendetta fu.
Gli angeli ripercorsero le lande del Mar Rosso, brandendo spade fiammeggianti, e sterminarono i figli che Lilith partoriva, certi che avrebbero punito la donna, facendo leva sul suo dolore di Madre. Eppure la testa della Creatura rimase dritta sul suo collo, le ali schiaffeggiarono l’aria, miscelandosi al clangore delle spade ed agli strepiti dei demoni agonizzanti. Nessuna lacrima solcò il volto di Lilith e nessun cuore si spezzò fra i suoi bei seni perché ella aveva già dimenticato di possederne uno.
All’affronto di Dio, rispose con la più atroce ed ingannevole delle armi. Per lunghissimi lustri, calata la notte, si aggirava nelle contrade per sorprendere gli uomini durante il sonno e condurli alla morte dopo interminabili amplessi. Li svuotava d’ogni seme e prosciugava le loro energie fino a tirar via l’anima dallo scheletro. Poi, non ancora paga, si orientava presso i crocicchi e strangolava i neonati maschi, venuti alla luce prima della circoncisione rituale. Lilith era libera di avvicinarsi a chiunque e di consumare le carni mortali con l’arbitrio di una nuova Dea ma si teneva a distanza dai bimbi o dai ragazzi protetti da un amuleto magico, recante in superficie i nome dei tre messaggeri di Dio.
Il sesto giorno, Adamo riconquistò la felicità accanto ad Eva, una donna secernata dalla costola dell’uomo e quindi riflesso totale dell’amore divino. Lilith non gradì la sostituzione e decise che avrebbe condotto la coppia al peccato sacrilego. Questa volta, però, concentrò le sue forze oscure su Eva, ritenendola più debole rispetto ad Adamo.
Hai cancellato il mio ricordo dalla cervice del mio uomo! Tu…un ibrido della sua costola? Forse non sai che ciò che è stato toccato da me…appartiene a me di diritto? Adamo presto maledirà la tua presenza ed io mi vendicherò di entrambi, fustigando la vostra prole!”
La Cabala giudaica vuole che fosse proprio Lilith il serpente tentatore descritto nella Bibbia.
Un Belzebù femmina o forse Satana stesso, capace di contenere in corpo entrambi i sessi?
Lilith appare nelle leggende ebree, sumere, arabe e persino teutoniche. È presente anche in numerosi testi ebraci, fra cui il Talmud, il Sefer-ha-Zoar o Libro dello Splendore e i Midrash.
In alcune storie Lilith è raffigurata come una creatura divina, piena di risorse, intelligente, indipendente ed amante degli animali. Si dice inoltre che fosse una valorosa guerriera e si narra di una sua marcia nel deserto contro i figli di JOB per liberare gli animali che essi avevano imprigionato. Il Marchese di Belley, studioso francese, paragona Lilith a un modello di purezza, di ideale e di bellezza, inaccessibile al Peccato. Secondo il suo libro, Eva rappresenterebbe l’Incantatrice che ammalia, colei che ha sedotto Adamo, facendogli dimenticare l’amore perfetto della vera sposa. Altre religioni definiscono Lilith una Dea multiforme, nuda dalla cintola in su, con seni prosperosi e coda di serpente. A testimonianza che ella riunisce in sé quattro caratteri in perenne lotta: Verginità e Lussuria, Prolificità e Saggezza.
Alyna Reyes, scrittrice contemporanea, maestra dell’eros, ha fatto di Lilith la protagonista di uno dei suoi romanzi, annunciandone l’entrata con queste parole:

“Si può amare un uomo se non si amano gli uomini? Gli uomini sono miei figli, miei fratelli, miei padri, miei amanti, miei angeli, mie bestie. Giacchè mi danno la vita, io do loro vita, gioia, sogno, trascendenza. Io, Lilith, promessa sposa del Demone, voglio farvi uscire dai vostri limiti con l’estasi erotica, animare le vostre carni prostrate dai bisogni e dalle contingenze.”

Madre ed Assassina. Moglie e Adultera. Donna e Maschio.
Un coccodrillo moderno che divora la carne dei propri figli senza provare ribrezzo nell’atto. Un vampiro antico, dalle cento facce, che ha mutato l'urgenza d'amore in coiti mortali.
Ecco la mia visione di Lilith .
Non v'è altro da aggiungere.

( Testo di Lady Alexandra )

Questi sono alcuni testi tratti dalle apocrife "Tentazioni" di Lutwin. Le trovai per caso girando per il web...

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Quando vagavo per il giardino, non c'erano ancora steccati e cancelli.
La frutta era dorata e rosea, stillante d'umori
l'erba era un talamo fresco e verde ricco d'inviti
e le pantere avevano l'alito profumato di rosa.
Io ero trecce sanguigne, seno eretto
ventre oscuro e pieno di promesse
gambe snelle di giovane cerbiatto
piedi arcuati e baciati dalla rugiada.
Ero orgogliosa della mia carne dorata, ero orgogliosa della mia indomita anima.
Adamo era lì,pieno di vergognosa voglia ed il Padre in alto non gradì il mio potere.
Poichè era Adamo a portare lo scettro, quello scettro roseo tra le pelose cosce
secondo il Padre doveva essere lui il re.
Ma non avevo nulla da eccepire io, ve l'assicuro!
Non cercavo il predominio,ma la parità soltanto.
Che fosse Adamo il re m'andava bene, purchè io fossi giustamente la sua regina.
Jahweh riempì allora Adamo di vergogna e trasformò questa in paura oscena.
Paura del mio ventre stillante miele,
Paura della mia bocca rossa come un frutto,
Paura della saliva e del sangue che portavo,
Paura della Forza che trasmettevo ovunque.
Adamo m'invidiava le pantere che adoranti mi leccavano i piedi al mio passaggio.
Adamo odiava la bellezza che lo possedeva come la catena al collo dello schiavo.
Adamo odiava il suo stesso bollente amore.
Un giorno fui scacciata senza riguardi.
Angeli biondi e ramati dai visi freddi con ali rosse e sguardi di diamante
mi spinsero lontano dalla mia verzura
intrecciando le spade come una grata e chiamando oscena la mia bellezza.
"Padre, perchè mi ripudii?" gridai con forza.
Ma non rispose il Padre, celato tra nubi brune.
Forse si vergognava anch'Egli, ma non poteva più ritrattare la sua ultima decisione.
"Compagno mio, perchè non mi difendi?" gridai ancora, con più forza e con irata pena.
Ma si voltò quel vile
mostrandomi la schiena
e solo allora vidi quant'era bianchiccia, debole e glabra.
"Fottuti entrambi! Degni uno dell'altro!" diss'io con voce vibrante di passione.
"Ripudiate colei che rappresenta meglio quanto dell'uomo è degno d'essere amato.
La forma perfetta che cela un grande cuore.
Colei che non si prostra ma sol domanda amore.
Poichè amore infinito offre e sa dare.
Volete voi soltanto una schiava
da schiacciare sotto il piede crudele e tiranno.
Una bocca che esali solo preghiere abiette.
Uno sguardo timoroso d'alzarsi
oltre la terra polverosa e brulla che calpestate.
Volete che umilii la mia natura
e m'offra come premio del vincitore
d'una guerra nemmeno combattuta.
No...questo non accadrà. Mai cedrò.
Ascoltate ora entrambi quanto vi dico!
Lascerò subito il mio giardino, senza voltarmi indietro e senza rimpianto!
Attraverserò il deserto fino al Mar Rosso,
e qui tra i demoni ridenti e senza Dio
innalzerò il mio futuro regno di fuoco e d'ombra.
Sarò regina e madre d'una progenie terribile
che a frotte popolerà il nuovo mondo
dominerà i sonni inquieti dei figli d'Adamo
perseguiterà le loro visioni più profonde,
e del loro stesso desiderio si farà l'arma peggiore
e di più sicuro effetto.
E verrà giorno che i figli del mio nemico si prosterneranno
facendo delle loro nuche sgabelli per i miei piedi arcuati e belli
e riapriranno le porte del mio giardino.
Allora le pantere di pianger cesseranno
e i frutti torneranno a stillare dolce miele
ambrati e rosei tra le verdi fronde
percorse da un vento caldo e gentile.
Allora tornerò trionfante
e sarà nuovamente il mio regno sulla smembrata, riarsa terra!
Il regno del desiderio senza vergogna,
Il regno del piacere senza peccato.
Il regno del seno eretto,del pube inumidito.
Del capo mio orgoglioso ed incoronato![/COLOR]

( Lutwin. Versione tedesca della Vita of Adam & Eve )

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Attraversai il deserto rovente a piedi
e l'unica compagna era la mia ombra viola
che mi seguiva serpeggiando sulla rossa sabbia.
Ma non cessai di andare finchè non vidi davanti a me lo sfavillio azzurro del mare.
La rabbia che si prova nell'ingiustizia e nel sopruso vince il dolore,
e la paura, i dubbi e ogni esitazione.
Per questo siate liete, figlie mie!
Più vi prevaricheranno e ripudieranno
più voi diverrete forti e dure, forti e taglienti come lame.
Dure e splendenti come il diamante.
Questa è la mia lezione, che già molte sapete.
E' il danno che vi plasma e vi rafforza
poichè quando scoprite che gli potete sopravvivere
non ha più potere su voi, nè può più indebolire i vostri intenti.
Non può più essere ferito chi lo è stato.
Non può più morire chi è già morto.
Sulle rive scabre del mar Rosso mi fermai
e feci del mio mantello scarlatto la mia tenda ed il mio talamo sconsacrato.
Vennero demoni oscuri come la notte
e s'inchinarono al mio cospetto.
Offrirono le loro lingue saettanti
come balsamo alle ferite del mio cuore.
Amai le loro ali di velluto nero.
Amai i loro sessi freddi e duri.
Amai la luce dei loro occhi infiammati.
Amai il loro odio per un padre ostile!
Loro amarono me ed i miei seni, il mio ventre scuro dal vello ricciuto
e la profondità del mio amore.
Ed ancor più quella del mio rancore.
Crebbe la mia letal progenie ed i confini del mio nuovo impero
sfiorarono con la loro inquietante ombra
quelli della terra dell'uomo traditore.
Jahweh si accorse del mio crescente potere
e m'inviò i suoi pallidi messaggeri
dai volti luminosi e i riccioli ramati.
Ma senza sesso e senza fuoco nelle vene.
Vennero gli angeli che m'avevano scacciata
stavolta senza spade fiammeggianti
ma con molli sorrisi e serti intrecciati.
"Il padre tuo vuol che ritorni" dissero gli sfacciati, miserabili volatili piumosi.
"Pronto è a perdonare e a riprenderti al suo fianco.
Se umile sarai e più disposta di prima a piegare la cervice e la volontà".

( Lutwin. Versione tedesca della Vita of Adam & Eve )


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"Non sono io che devo essere perdonata!" risposi agli angeli esterefatti.
"Semmai io sono quella che dovrebbe perdonare!
Ma non vedo il motivo di siffatta mansuetudine
poichè ancora una volta voi portate l'orgoglio
come uno scudo smisurato
e la vostra presunzione è molto maggiore
della forza che manca ai vostri lombi
senza radici e senza tronco.
Tornate al Padre che tanto venerate,
e ditegli che io non tornerò giammai.
Qui ho trovato i miei adoratori e qui m'innalzerò fino al suo trono,
salendo come una scala
sulle schiene oscure dei miei amanti dalle ali brune!
E quando vi sarò di fronte, ascoltate!
gli sputerò senza una sola parola sul volto grave
e sulla patriarcale barba!
Lilith più non è una devota figlia
ma il demone peggiore da lui stesso evocato
e il mio destino sta forgiando ormai la mia grandezza sul suo imminente crollo!
E degli uomini farò il mio zerbino
poichè non mi vollero al loro fianco.
Questo ditegli, e piangete insieme a Lui.".
Gli angeli sparirono in un turbine di gialle piume
e strida da gabbiano.
Nere nubi coprirono tutto il cielo,
e lambi azzurri squarciarono la terra
fino al suo più riposto cuore.
Ma io non ebbi nemmeno allora paura, anzi!
Risi più forte d'ogni tuono.
Non può temere la morte chi è già morto.
Non può tornare indietro chi ha lasciato aldilà dell'abisso il suo trafitto cuore.
Può solo procedere finchè il mondo
gli porge la via, e poi andare oltre.
Poichè allora il mondo più non gli basta.
L'immensità dell'inferno è il limite soltanto!


( Lutwin. Versione tedesca della Vita of Adam & Eve )

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Edited by LadyAlexandra - 17/8/2007, 15:21

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"Il cosmo rende poeti e la poesia rende scrittori.
Noi respiriamo l’aria salmastra del mare disegnando sulle onde ricordi ormai lontani. Ammiriamo l’orizzonte con il cuore a metà fra lo sterno e i polmoni.
Sorridiamo se un uccellino riceve del cibo dal becco della sua mamma.
Perché è nel miracolo giornaliero che prendiamo la nostra forza.
Ci basta vedere, annusare, osservare e le dita prudono, vogliose come le mani di Beethoven che pur nella sordità del loro padrone riuscivano a comporre musiche solenni." (Lady Alexandra)
 
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view post Posted on 15/4/2009, 17:28Quote
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Spirito Guerriero
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 14/12/2009, 19:52


E' il danno che vi plasma e vi rafforza
poichè quando scoprite che gli potete sopravvivere
non ha più potere su voi, nè può più indebolire i vostri intenti.
Non può più essere ferito chi lo è stato.
Non può più morire chi è già morto.
[...]Non può tornare indietro chi ha lasciato aldilà dell'abisso il suo trafitto cuore.
Può solo procedere finchè il mondo
gli porge la via, e poi andare oltre.
Poichè allora il mondo più non gli basta.
L'immensità dell'inferno è il limite soltanto!



m piace mlt qst parte

Nemmeno il sonno annulla il nulla del tuo sogno nero. StregaPh



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1 replies since 17/8/2007, 13:52
 
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